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Le api e le vespe in tribunale

Livello B2 · 347 parole

Le api e le vespe in tribunale

C'era una volta, in un bosco profondo profumato di tiglio dove alberi enormi gettavano la loro ombra, una graziosa cavità. Nella cavità di questa vecchia quercia c'erano favi di colore dorato, più gustosi di quanto le parole dicano. Le api operaie volavano allegre tutto il giorno e sostenevano di aver fatto loro stesse quella dolce delizia. Ma i fuchi pigri continuavano ad affermare che quel miele delizioso era opera del loro stesso lavoro. Questa grande lite fra le due parti risuonò per tutto il bosco e ne scacciò la pace. Alla fine decisero di portare il caso davanti al tribunale del calabrone saggio, noto per giudicare con giustizia. Le api si radunarono sulla grande roccia del bosco e raccontarono con emozione il loro caso al giudice calabrone.

Il portavoce delle api pigre sostenne che la costruzione dei favi era interamente loro. Le api operaie, da parte loro, descrissero il polline dei fiori che avevano raccolto con mille fatiche e reclamarono il loro diritto. Poiché i testimoni delle due parti non riuscivano a presentare alcuna prova certa, l'udienza si allungava senza fine. Il calabrone saggio guardò la folla in piedi e riflettè profondamente per un po'. Poi fece scorrere i suoi occhi acuti sulle api ed emise un giudizio ingegnoso. "Invece di ascoltare parole vuote, voglio vedere la vostra abilità con i miei occhi", tuonò il giudice. "Ora passerete entrambe in alveari vuoti e comincerete subito a intrecciare favi nuovi", disse.

Le api operaie, sentendo questa giusta proposta del giudice, si misero subito all'opera con gioia. Le api pigre, invece, non seppero che fare per la paura e si guardarono in faccia. Poiché mancava loro l'abilità di fare il miele, non poterono accettare quella dura prova. Capendo che non potevano nascondere la verità, le api pigre fuggirono dal tribunale quando il loro inganno venne alla luce. Il calabrone saggio, avendo capito chi fossero i veri lavoratori, consegnò i gustosi favi alle api operaie. Il vero lavoro e la vera abilità portano sempre alla luce le menzogne nascoste dietro parole vuote. Lo specchio di una persona è la sua opera; non guardare le sue parole.