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La mosca sulla ruota del carro

Livello C2 · 378 parole

La mosca sulla ruota del carro

C'era una volta, ai margini di una vasta pianura dove ondeggiavano le spighe dorate, una salita ripida. Mentre il sole splendeva proprio allo zenit, un pesante e maestoso carro da carovana tirato da quattro forti cavalli la saliva molto lentamente. Sulla ruota rivestita di ferro del carro, invece, era posata una piccola mosca insolente che si credeva un gigante. Mentre la ruota girava, la densa nuvola di polvere che si alzava intorno coprì del tutto gli occhi della mosca orgogliosa. Questa mosca, che non si curava affatto del peso del carico che i cavalli tiravano, cominciò a guardarsi intorno vantandosi. La mosca, che tendeva le ali con aria tronfia, ronzò allegramente e rese ancora più saldo il suo posto sulla ruota. "Guardate un po' questa enorme nuvola di polvere che sollevo io!" gridò chiamando gli uccelli lì intorno.

"Senza la mia forza questo grosso carro non potrebbe mai superare quella salita scoscesa!" si vantò. I cavalli stanchi, che sudavano a grosse gocce mentre salivano la china, non fecero nemmeno caso a quella buffa boria della mosca. Ma una vecchia formica che stava sul ciglio della strada non poté più restare in silenzio davanti a quello spettacolo ridicolo. La formica chiamò: "Ehi, piccola amica, tu sei soltanto un parassita che striscia sulla schiena di chi tira il carico!" La mosca si adirò per queste parole e ribatté: "Come osi disprezzare la mia immensa forza e la mia fatica!" Continuò a gonfiare il petto, scambiando per opera della propria vittoria la polvere sollevata a ogni giro della ruota. Tuttavia, quando si giunse al punto più ripido e roccioso della strada, gli scossoni del carro aumentarono enormemente.

I forti cavalli sforzarono i loro muscoli d'acciaio e con un ultimo slancio fecero rotolare le ruote fino alla cima. Un grosso pezzo di fango che schizzò scagliò all'improvviso la mosca orgogliosa dalla ruota a terra. La mosca, rimasta nella polvere, guardò con stupore il carro allontanarsi rapidamente anche senza di lei. Non rimase la minima traccia né della tempesta che credeva di aver sollevato né di quella sua grande forza. Con la vergogna di aver creduto immensa la propria piccola esistenza accanto a chi compie la vera fatica, si nascose tra i cespugli. Chi si eleva con la fatica altrui e scambia la propria ombra per un gigante è condannato a capire la verità con il vento della realtà. La spiga vuota sta dritta.