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La farfalla e il calabrone

Livello B2 · 349 parole

La farfalla e il calabrone

C'era una volta, ai margini di un vecchio bosco dove scorrevano acque fresche, fiori di mille colori che sbocciavano. In quel giardino magico viveva una farfalla orgogliosa, le cui ali brillavano come l'argento. La bella farfalla volava in alto tutto il giorno e provava un grande piacere nel contemplare la propria grazia. All'altro capo del giardino stava una vespa molto laboriosa, dal pungiglione acuto e dalle strisce gialle. La farfalla trovava inutile il lavoro continuo della vespa e la guardava sempre dall'alto in basso. Un mezzogiorno, quando il sole era al punto più alto, la farfalla planò con le sue ali ornate e si posò accanto alla vespa. « Perché lavori senza sosta e ti stanchi così? » disse sorridendo con scherno.

« Guarda me, grazie al mio nobile passato e alla mia bellezza incantevole tutti mi ammirano », aggiunse. La vespa, mentre portava al nido il nettare che aveva raccolto, rispose con voce calma. « Le vanterie vuote non riempiono la pancia, e per di più quella che chiami bellezza passa come il vento », disse. La farfalla si arrabbiò a queste parole, batté furiosamente le ali e continuò a disprezzare la vespa. « Anche il mio passato è nobile, fin da quando ero bruco possiedo una bellezza degna dei palazzi », disse. La vespa, scuotendo la testa, rispose: « Non conta ciò che eri, ma ciò che dai oggi alla natura. » Proprio in quel momento, una tempesta violenta scoppiò all'improvviso e sconvolse tutta la pace del giardino.

Il vento forte scagliò facilmente le ali delicate e vistose della farfalla contro un cespuglio. Rimasta senza forze, la farfalla cominciò a gridare aiuto mentre si dibatteva in mezzo alla tempesta. La vespa laboriosa, invece, grazie alle ali forti e al corpo resistente, riuscì a rifugiarsi in una cavità sicura. Quando la pioggia cessò, i colori brillanti di cui la farfalla si vantava erano sbiaditi e le sue ali delicate erano gravemente rovinate. La vespa uscì dal nido, guardò la farfalla e mostrò che le vanterie vuote non servono a nulla nel momento della sciagura. Il vero valore non sta nello splendore dell'aspetto, ma nella forza del lavoro e dell'umiltà. L'albero si riconosce dal frutto e l'uomo dalla sua opera.