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La dea e la gallina

Livello B2 · 330 parole

La dea e la gallina

C'era una volta, in una valle allegra dove si stendevano campi dorati, una dea della bellezza che si chiamava Venere. Il grazioso pollaio al bordo di questa valle incantevole era uno dei luoghi tranquilli preferiti della dea. Dentro il pollaio viveva una gallina paffuta che deponeva un uovo lucente ogni mattina all'alba. Questa gallina laboriosa faceva sorridere la dea ogni giorno con le sue uova abbondanti. Anche Giunone, la regina dei cieli, visitava di tanto in tanto la sua amica e guardava con interesse questa cara gallina. Un giorno Venere si fermò davanti al pollaio e guardò con ammirazione la gallina dorata deporre il suo uovo. Ma una curiosità avida, salita all'improvviso nel suo cuore, cominciò a offuscare la sua mente.

Pensò tra sé: «Se questo animale depone un uovo al giorno, ne deporrà il doppio se mangia di più.» Giunone, che stava accanto a lei, avvertì con gentilezza la sua amica e disse che quel pensiero poteva essere pericoloso. «Ogni essere vivente ha la sua misura, e non si deve rompere l'equilibrio della natura», disse Giunone. Ma Venere, vinta dalla sua avidità, non ascoltò affatto il saggio avvertimento della sua amica. Subito cominciò a versare davanti alla gallina il mais e il grano più gustosi, manciata dopo manciata. La cara gallina divorò con grande appetito tutto questo cibo abbondante messo davanti a lei. Con il passare dei giorni la gallina ingrassò moltissimo e ormai si muoveva a fatica.

Poco dopo la gallina, appesantita dal suo stesso peso, smise del tutto di chiocciare allegramente e di camminare. La dea Venere aprì la porta del pollaio sognando le uova che avrebbe messo a due a due nel suo cesto. Ma la gallina, diventata goffa, non riusciva più a deporre nemmeno un uovo. Venere capì il suo grande errore e provò un profondo rimpianto davanti a questo risultato della sua avidità. La dea, che perse anche ciò che aveva mentre voleva di più, subì la punizione della propria ingordigia. L'avidità di avere di più ci fa perdere del tutto anche l'abbondanza che già teniamo. Poca avidità porta molta perdita.