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La cicogna e il suo becco

Livello C1 · 349 parole

La cicogna e il suo becco

Tanto tempo fa, vicino a un vecchio bosco dalle acque fresche, viveva una cicogna slanciata che era assai fiera di sé. Questa cicogna sostava sulla riva del lago limpido come uno specchio e contemplava con ammirazione il suo lungo becco, che brillava come argento. La taccola chiacchierona del bosco, invece, agitava la coda variopinta tra i cespugli e ogni mattina si posava accanto a lei. La cicogna riteneva che il suo becco lungo e appuntito fosse il gioiello più elegante del mondo degli uccelli, e non smetteva mai di vantarsene. I due vicini superbi discutevano tutto il giorno su quale delle loro doti fosse superiore. Una mattina d'autunno la taccola gonfiò le penne sgargianti e planò verso la cicogna con aria beffarda.

"Guarda lo splendore della mia coda; quel tuo becco brutto e smisurato non fa che stancare gli occhi", disse scoppiando a ridere. Adirata per quelle parole, la cicogna fece schioccare con orgoglio il becco e le rispose all'istante. "Il mio becco non è soltanto il simbolo dell'eleganza, ma anche quello di una grande forza", disse. Proprio in quel momento, dal cavo del grande platano lì vicino si levò un grido sottile e pieno di panico. Un piccolo scoiattolo era caduto tra le strette fessure di un ceppo ed era rimasto lì incastrato. La taccola cercò di aiutarlo con la sua lunga coda ornata, ma quando le penne si impigliarono nei rami dovette indietreggiare.

Impotenti, gli uccelli non sapevano che fare per salvare il piccolo scoiattolo che si dibatteva per la paura. Senza la minima esitazione la cicogna si slanciò in avanti e infilò il becco, dritto come una lancia, in quella fessura angusta. Usando il becco con una precisione perfetta, tirò fuori il piccolo scoiattolo dal punto in cui era incastrato senza fargli alcun male. Quando la taccola vide la miracolosa abilità salvavita di quel lungo becco che aveva disprezzato con superbia, chinò il capo per la vergogna. La cicogna, invece, comprese finalmente in quell'istante che la bellezza non sta nella vana ostentazione, ma nell'opera utile. La vera superiorità non sta nell'eleganza dell'aspetto esteriore, ma nella compassione e nell'utilità dimostrate nei momenti difficili. L'albero si riconosce dai suoi frutti, e l'uomo dalla sua opera.