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L'usignolo e il falco

Livello B2 · 325 parole

L'usignolo e il falco

Tanto tempo fa, nel profondo di un bosco antico dove scorrevano acque fresche, viveva un usignolo dalla voce dolce. Ogni mattina questo usignolo si posava su un alto ramo di quercia e cantava le sue canzoni più belle agli abitanti del bosco. In alto nel cielo, però, planava un falco imponente che cercava la sua preda con occhi acuti. Quando i piccoli uccelli del bosco vedevano l'ombra di quel cacciatore potente, si nascondevano impauriti tra le foglie. Il grazioso usignolo, immerso nel suo canto, non si era accorto del pericolo che si avvicinava. All'improvviso il falco piombò dall'alto e afferrò saldamente l'usignolo indifeso con i suoi artigli potenti.

Dibattendosi per il dolore, il piccolo uccello cominciò a supplicare il falco di lasciarlo libero. "Ti prego, non mangiarmi, il mio corpo minuscolo non basta a riempire il tuo stomaco", disse l'usignolo. "Se mi lasci andare, posso mostrarti dove si trovano gli uccelli più saporiti e più grandi del bosco." Il falco lanciò uno sguardo freddo e astuto all'uccello che tremava nel suo artiglio. "Una piccola preda che tengo adesso vale più di una grande favola di domani", rispose. L'usignolo usò la sua intelligenza e continuò a parlare in un ultimo sforzo per convincere il cacciatore.

"Ma io ti canterò ogni giorno canzoni allegre e calmerò la tua anima", disse, tentando la sorte un'ultima volta. Il falco superbo, invece, non rinunciò alla sua decisione e strinse la preda ancora più forte. Senza dare ascolto alle dolci parole del piccolo usignolo, il falco decise di ingoiarlo in un solo boccone. Non aveva alcuna intenzione di perdere la fortuna sicura che teneva, correndo dietro a promesse deboli. Quando l'usignolo indifeso capì che non poteva cambiare la decisione del cacciatore, cadde in un profondo silenzio. Con la calma di aver assicurato la sua cena, il falco si alzò in volo verso il suo nido sulle alte rupi. Abbandonare le possibilità concrete che si tengono in mano per guadagni futuri incerti porta soltanto delusione. Meglio un passero in mano che un piccione nel cespuglio.