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L'usignolo e il cacciatore

Livello C1 · 414 parole

L'usignolo e il cacciatore

Tanto tempo fa, ai margini di un vecchio bosco dove le acque fresche scorrevano con grazia leggiadra, viveva un cacciatore ambizioso. Quest'uomo era famoso per far cadere nella sua trappola gli uccelli più rari del bosco, le cui voci erano come velluto. Un bel giorno, tra i rami apparve un piccolissimo usignolo dalla voce dorata, considerato il re degli usignoli. Le sue melodie struggenti, che bruciavano i cuori, destarono subito l'appetito del cacciatore avido. Il cacciatore stese la rete che aveva preparato con cura sotto una quercia dalle foglie argentate e si mise ad attendere subdolamente. Poco dopo lo sfortunato usignolo, mentre cantava una dolce canzone, fu improvvisamente preso nella trappola del cacciatore. L'usignolo entrato nella gabbia, invece di spaventarsi, decise di usare il suo ingegno e si rivolse al cacciatore con un linguaggio raffinato.

"O figlio dell'uomo, la mia carne è appena un boccone e non riempirà mai la tua pancia", disse l'uccellino. "Se mi lasci libero, ti darò tre consigli d'oro che ti guideranno per tutta la vita." Il cacciatore dapprima esitò, poi, vinto dalla curiosità, accettò questa offerta. L'usignolo disse la prima regola: "Non provate mai rimpianto e non affliggetevi per le cose che vi sfuggono di mano." Poi aggiunse: "Non credete mai a una parola che non avete visto con i vostri occhi e che non si accorda né con la ragione né con la logica." Quando il cacciatore chiese con emozione il terzo, l'usignolo rispose: "Prima lasciami libero, affinché mi posi su un ramo alto e lo dica." Il cacciatore, che si fidò della sua parola, aprì lentamente le mani che stringevano l'uccellino e lo lasciò in libertà.

L'usignolo si posò subito su un ramo alto di un platano e cominciò a cantare verso il cacciatore tra le risate. "O sciocco cacciatore, se mi avessi aperto la pancia avresti trovato dentro di me una perla inestimabile grande come un uovo!", gridò. Udendo ciò, il cacciatore cominciò con grande rabbia a battersi le ginocchia e a piangere per il tesoro che si era lasciato sfuggire. L'usignolo lo guardò con occhi pietosi e disse: "Come hai dimenticato in fretta i consigli che ti ho dato poco fa!" "La mia stazza è evidente; come potrebbe esserci dentro di me una perla gigante, perché ti sei lasciato ingannare subito?" Mentre il cacciatore chinava il capo per la vergogna, il saggio usignolo batté le ali e scomparve nelle profondità del bosco. L'uomo che non usa la propria mente non può capire il valore delle opportunità che ha in mano né sfuggire a diventare schiavo di false promesse. Il passato è passato; il rimpianto tardivo non serve a nulla.