Tutte le storie

Il re e suo fratello

Livello C1 · 363 parole

Il re e suo fratello

Tanto tempo fa, in un magnifico regno dove scorrevano acque fresche, vivevano un sovrano orgoglioso e il suo umile fratello. Mentre il re viveva tra i piaceri nel suo palazzo d'oro, suo fratello aveva scelto di condurre una vita modesta in mezzo al popolo. Uno viveva con gli occhi abbagliati dalle ricchezze del mondo, mentre l'altro correva dietro alla saggezza e alla giustizia. Le risate che risuonavano dietro le alte mura del palazzo riflettevano la gioia del re orgoglioso, che chiudeva gli occhi davanti alle pene del popolo. Il fratello minore invece fasciava le ferite dei poveri nelle strade buie della città e raccoglieva le loro preghiere. Un giorno il re organizzò un grande banchetto e invitò anche suo fratello a quella tavola splendida.

Le tavole erano imbandite di frutti rari e di cibi deliziosi, e i musicisti avevano cominciato a suonare le melodie più allegre. Ma il fratello umile preferì tacere con una profonda tristezza in mezzo a quell'ambiente magnifico. Vedendo che suo fratello aggrottava le sopracciglia, il re si adirò, fece tacere i musicisti e si alzò con furia. "Mentre sei in mezzo a tanta ricchezza e a tanto splendore, perché il tuo volto non sorride, perché non condividi la nostra gioia?", gridò. Suo fratello si alzò con calma dal suo posto e mostrò al re il filo sottilissimo che pendeva dal soffitto del palazzo. All'estremità del filo, dondolando proprio sopra il trono, era appesa una spada affilata e pesante.

"O mio grande re, come puoi divertirti tranquillo senza vedere questo pericolo sopra la tua testa?", chiese. Quando il re guardò in alto, sussultò con orrore e capì che il filo poteva spezzarsi in ogni momento. Il fratello saggio gli ricordò che anche i beni e il regno sono passeggeri, proprio come quella spada appesa a un filo di cotone. "Un regno che non è governato con giustizia è come un palazzo condannato a crollare in ogni momento", disse lentamente e chiaramente. Il re, che abbassò la testa per la vergogna, sentì che i suoi occhi, accecati dalla superbia, si erano finalmente aperti. Da quel giorno, comprendendo la responsabilità che porta la corona, cominciò a governare il suo popolo con giustizia e misericordia. La vera grandezza non sta sui troni splendidi, ma nei cuori umili che battono con giustizia. L'albero che dà frutti china sempre la testa.