Tutte le storie

Il poeta e i re

Livello B2 · 351 parole

Il poeta e i re

C'era una volta, in un'antica città sulla costa dove soffiavano venti che odoravano di mare, un poeta di talento di nome Simonide. I suoi versi si spargevano di orecchio in orecchio e soffiavano una pace sottile nell'anima di chi ascoltava. Un giorno il re superbo della città invitò il poeta nel suo palazzo perché scrivesse un magnifico poema di lode in suo onore. Nella grande sala illuminata da lanterne d'oro, il poeta toccò la carta con la penna e compose un'opera unica. Ma in questo poema profondo aveva lodato con parole sublimi non solo il re, ma anche gli dèi gemelli protettori. Quando venne il giorno del grande banchetto, il poeta lesse il suo poema ad alta voce davanti alla gente del palazzo. Quest'opera, completata con melodie incantevoli, lasciò ammirati tutti quelli nella sala.

Ma quando il re avido vide che metà della lode era dedicata agli dèi, aggrottò le sopracciglia. Tese al poeta solo la metà dell'oro che gli aveva promesso e parlò con voce fredda. «Hai dedicato metà del tuo poema a me e metà agli dèi gemelli», disse con superbia. «Per questo prendi da me metà dell'oro, e va' a chiedere il resto agli dèi che hai lodato.» Davanti a questo comportamento senza rispetto, il poeta mantenne il suo silenzio e abbassò la testa con aria umile. Mentre il banchetto continuava con risate, un servitore si avvicinò con emozione al poeta. Portò la notizia che due giovani stranieri che aspettavano a cavallo alla porta lo chiamavano con urgenza.

Pieno di curiosità, il poeta lasciò la sala magnifica e uscì nel giardino fresco del palazzo. Appena mise il piede fuori, si accorse con grande stupore che non c'era nessuno intorno. Proprio in quel momento scoppiò dietro di lui un rumore terribile e il soffitto dell'enorme palazzo crollò con un grande fragore. Mentre il re superbo e i suoi ospiti senza pietà restavano sotto le macerie, il poeta si salvò in modo miracoloso. Il poeta capì che quei giovani misteriosi che lo avevano chiamato fuori erano gli dèi gemelli di cui aveva scritto la lode. Il vero lavoro e l'umiltà sono sempre più preziosi della corona dei re superbi. L'uccello che vola troppo in alto ha il nido in basso.