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Il nibbio che invidiava il falco

Livello C1 · 356 parole

Il nibbio che invidiava il falco

Tanto tempo fa, in cima a una vasta valle dalle acque fresche, viveva un piccolo nibbio. Quel nibbio provava grande piacere nel planare nelle profondità azzurre del cielo e quasi danzava con il vento. Ma nel suo cuore si nascondeva una profonda invidia per un maestoso falco che si posava sulla roccia più alta della valle. Ogni volta che udiva quel grido forte e sonoro del falco che faceva tremare i cuori, si vergognava della propria voce sottile. Alla fine mise da parte le bellezze che gli offriva la sua natura e decise di gridare proprio come un falco. Una mattina, quando il sole era appena sorto, si posò sul crepaccio più ripido della valle e trasse un profondo respiro.

Sforzando la gola quanto poteva, si mise a imitare quella voce maestosa e feroce del falco. Una cornacchia esperta che passava di lì si fermò vedendo quel vano sforzo e sbatté le palpebre per lo stupore. Con aria affettuosa la cornacchia chiese: "Perché lasci il tuo canto e invidi la voce di un altro, amico mio?" Il nibbio ambizioso alzò la testa e rispose: "Semplicemente non voglio restare un nibbio comune." Il piccolo nibbio, che non diede ascolto agli avvertimenti amichevoli della cornacchia, gridò senza sosta per settimane come per lacerarsi la gola. Con il passare dei giorni la sua voce divenne sottile e roca, e il suo fiato si soffocava sempre di più a ogni tentativo.

Eppure non si arrese e, credendosi un falco, si ostinò a cogliere quel tono estraneo. Finalmente, una sera, quando il suo stormo apparve nel cielo, volle chiamarlo con gioia. Ma quando aprì il becco, non uscì né quel grido sonoro del falco né la sua antica e autentica melodia. A causa della sua voce rovinata dallo sforzo eccessivo, dalla sua gola uscì soltanto un ringhio pietoso. Mentre cercava di essere un altro, aveva perduto del tutto anche quella bella voce sua che la natura gli aveva donato. Mentre il suo stormo si allontanava senza capire ciò che diceva, il nibbio rimase tutto solo e senza scampo sulla roccia. Chi dimentica la propria essenza e cerca di somigliare a un altro resta privo anche di ciò che ha. Ogni uccello fa il suo verso.