Il lupo che si confessò
Tanto tempo fa, in una foresta profonda dove scorrevano acque fresche e maestose querce posavano la loro ombra, vivevano gli animali. Quando la stagione dell'inverno arrivò alla porta, il crudele sovrano della foresta, il vecchio lupo, si trasformò all'improvviso in un giudice devoto. Questa creatura ingannevole, che voleva nascondere la sua fame e la sua astuzia, si era dichiarata giudice imparziale della coscienza. Annunciò che avrebbe chiamato davanti a sé tutti gli abitanti della foresta perché fossero liberi dai loro peccati e che li avrebbe perdonati tutti. La volpe furba e l'asino gentile obbedirono a questo strano invito e giunsero fianco a fianco all'ingresso crepuscolare della grotta. Il lupo, che stava con maestosità davanti alla grotta, chiese per primo alla volpe furba di esaminare la sua coscienza.
La volpe chinò la testa con riverenza e disse che aveva soltanto sottratto il gallo di un avicoltore, ma che lo aveva fatto per fame. Il lupo si fece ingannare dalle dolci parole della volpe e dalla difesa che aveva fatto con intelligenza, e annunciò che lo perdonava subito. Quando venne il turno dell'asino innocente e gentile, il povero animale abbassò la testa con vergogna. L'asino confessò che, mentre camminava stanco e sfinito, aveva mangiato una manciata di fibre di paglia caduto dalla bisaccia di un mercante. "Lo so, quella paglia non era un mio diritto, ma ho ceduto alla mia ingordigia e ho masticato un solo boccone", disse con voce tremante. Quando il lupo udì questa confessione candida, si alzò all'improvviso con ira e nei suoi occhi apparve un luccichio selvaggio.
"Non hai soltanto rubato i beni di un altro, allo stesso tempo ti sei anche opposto a un comandamento sacro!", ruggì. Anche la volpe vide questa furia del lupo come un'occasione e si immischiò subito nel discorso per ingraziarsi il suo potente padrone. Il lupo e la volpe, che formarono una società di guadagno, decisero che il povero asino aveva commesso un crimine imperdonabile. L'asino innocente, che non aveva la forza di difendersi, divenne la prima vittima di questo tribunale ordito con astuzia. I due cacciatori furbi si nascosero dietro la maschera della giustizia e fecero del povero animale lo strumento del loro banchetto. Gli altri animali della foresta capirono con dolore che le regole poste dai forti servivano solo a schiacciare i deboli. Accanto a coloro che distribuiscono una falsa giustizia, perfino l'innocenza del debole si trasforma nel più grande crimine. Come ricorda un vecchio proverbio, la misericordia del lupo è la morte dell'agnello.