Tutte le storie

Il gatto giudice

Livello C2 · 393 parole

Il gatto giudice

C'era una volta, ai margini di un bosco antico dove le acque fresche scorrevano dolcemente, viveva un gatto dai grandi baffi e dal portamento superbo. Noto per il suo pelo morbidissimo e i suoi passi solenni, questo gatto si era presentato come un distributore imparziale di giustizia. I minuscoli abitanti del bosco si radunavano ogni mattina sotto la sua maestosa quercia perché risolvesse le liti fra loro. Eppure, sotto il berretto di questo giudice dall'aria dotta si nascondeva la mente di un cacciatore affamato e astuto. Questo gatto di nome Kadife socchiudeva gli occhi e teneva discorsi sulla giustizia, e amava conquistare la fiducia dei topolini. Un bel giorno due topi furbi che litigavano per il grano del granaio corsero senza fiato davanti al Gatto Giudice. Il vecchio gatto si lisciò la lunga pelliccia, che sembrava una toga, e si accomodò sul suo seggio con aria grave.

"Avvicinatevi, piccoli amici miei, rendere giustizia a chi ha ragione è il mio dovere più sacro", disse con voce dolce. Senza accorgersi del sorriso del gatto sotto i baffi, i topi cominciarono con entusiasmo a elencare le loro pretese. Mentre il Gatto Giudice chiudeva gli occhi e fingeva di immergersi in profondi pensieri, in realtà cercava di soffocare i brontolii che venivano dal suo stomaco. "La vostra causa è assai intricata, perciò, perché io annunci la sentenza, entrambi dovete chiudere gli occhi e aspettare", ordinò. In quel momento un giovane topo di nome Argento il Furbo, che stava in fondo alla folla, sospettò della situazione e si fece avanti. Argento aveva notato che gli artigli affilati del gatto uscivano leggermente e che aveva assunto la posizione della caccia. "Fermi, non chiudete gli occhi!" gridò il coraggioso giovane topo.

Svegliate dall'avvertimento di Argento, le parti della causa videro all'ultimo istante che il gatto si slanciava su di loro. Perdendo la calma, il falso giudice gettò da parte la maschera della giustizia e si lanciò in avanti ruggendo di rabbia. Ma i topi, che stavano all'erta, riuscirono con un movimento agile a fuggire nelle profonde fessure delle rocce vicine. Con le zampe vuote e l'inganno svelato, il Gatto Giudice rimase completamente solo e svergognato in mezzo al bosco. Il popolo del bosco aveva finalmente capito il vero volto di quel cacciatore astuto che portava la maschera della pietà e della giustizia. Non lasciarsi ingannare dalle parole ornate e dagli atteggiamenti falsi permette di proteggersi da possibili sciagure. La predica della volpe è la morte delle galline.