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Il cacciatore e il contadino

Livello C2 · 362 parole

Il cacciatore e il contadino

C'era una volta, ai margini di un fitto bosco oltre le verdi valli, un vecchio contadino che lavorava fedelmente la sua terra. Quest'uomo operoso andava al suo campo alle prime luci del mattino, spingeva l'aratro con le mani callose e traeva il suo sostentamento dalla terra. Un giorno, un cacciatore orgoglioso passò accanto al campo, con un fucile intarsiato d'argento sulla spalla e un coltello affilato alla cintura. Il cacciatore sosteneva di essere il giovane più coraggioso della città e raccontava con vanto di aver piegato perfino le bestie più feroci del bosco. Anche quel giorno gonfiava il petto e lanciava sguardi altezzosi intorno a sé, cercando tracce come se inseguisse una preda enorme. Il contadino, accanto al suo aratro, si asciugò il sudore dalla fronte, si fermò e squadrò quello straniero superbo. Il cacciatore diresse i suoi passi verso il contadino e cominciò a parlare con tono orgoglioso.

"Ehi, vecchio villico, hai mai trovato da queste parti le impronte fresche di un leone imponente?" chiese. Il contadino guardò con occhi tranquilli lo splendido equipaggiamento di cui il cacciatore era armato dalla testa ai piedi. "Non hai alcun bisogno di perdere tempo a cercare tracce, uomo coraggioso", disse sorridendo. "Posso mostrarti subito non solo le sue impronte, ma quel maestoso leone in persona." "Sta riposando poco più avanti, dietro il cespuglio, all'ombra di un grande platano." A questa risposta sicura e sincera del contadino, il cacciatore impallidì all'improvviso. Al cacciatore vennero meno le ginocchia, perse di colpo il portamento orgoglioso di poco prima e indietreggiò.

Con le labbra tremanti cominciò subito a balbettare, cercando di difendersi. "Ah, amico mio, io non ti ho chiesto di mostrarmi il leone in persona!" gridò impaurito. "Quello che cercavo erano solo le tracce sbiadite della bestia selvaggia nella terra, come un'ombra, non la bestia stessa!" Il cacciatore, reggendo a fatica il fucile sulla schiena, si diede a fuggire furioso verso il sentiero da cui era venuto. Il contadino invece guardò con pietà il cacciatore che fuggiva e continuò a spingere il suo aratro. Ancora una volta capì come il falso coraggio si trasformi in vigliaccheria nel momento del pericolo. Il vero coraggio non sta nel vantarsi a parole, ma nella fermezza dell'istante in cui affronti il pericolo. Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare.