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I buoi che portavano letame

Livello C1 · 344 parole

I buoi che portavano letame

Tanto tempo fa, in un incantevole villaggio dell'Anatolia dove fiorivano fiori profumati, vivevano due grandi buoi. Noti per i loro muscoli forti e per il loro sguardo paziente, questi due amici erano il più grande aiuto del paesano in ogni lavoro pesante, dall'aratro al carro. In una tiepida mattina di primavera, furono aggiogati a un pesante carro pieno di sterco e letame, affinché i campi diventassero fertili. Mentre il sole saliva nel cielo, il cigolio delle ruote cominciò a risuonare nella vasta pianura. Ma l'odore della terra umida e del pesante carico aveva guastato del tutto l'umore del giovane bue. Il giovane bue arricciò il naso e cercò di scacciare con la coda ondeggiante le mosche che si affollavano su di loro. Rivolgendosi al suo vecchio ed esperto compagno, cominciò a brontolare con rabbia.

"Noi che siamo animali maestosi, perché dobbiamo portare questo carico puzzolente?", sbottò. "Gli altri animali che passano per la strada ci guardano e ci deridono, la nostra reputazione è rovinata!", continuò a lamentarsi. Si sentiva schiacciato sotto il pesante carico e a ogni passo trascinava un po' di più le zampe. Il bue saggio invece continuò a camminare con calma e con un portamento dignitoso, senza alterare affatto i suoi passi. Guardando con tenerezza il suo giovane amico, trasse un profondo respiro. "Questo brutto carico che vedi, per quanto senza valore possa sembrare da fuori, è la fonte nascosta della vita", disse. "Se non nutriamo questa terra, né le spighe cresceranno né un pane caldo arriverà sulla nostra tavola", aggiunse.

Quando giunsero al campo, il contadino sparse con cura il letame del carro sulla terra appena arata. Quell'odore ricco e generoso della terra sostituì l'odore sgradevole di poco prima con una dolce pace. In quell'istante il giovane bue comprese che la propria fatica si sarebbe trasformata in futuro in un mare di messi verdissime. Chinando il capo per la vergogna, chiese scusa al suo vecchio compagno e tornò indietro con orgoglio. Ormai aveva imparato a guardare non l'aspetto del suo lavoro, ma l'abbondanza che portava. Persino nel lavoro più umile si nasconde un grande valore che nutre i germogli del futuro. Non c'è grazia senza fatica.